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Cassazione apre a scarcerazione Riina: diritto a "morte dignitosa"

Cassazione apre a scarcerazione Riina: diritto a

Da allora i suoi legali denunciano l'incompatibilità delle sue condizioni di salute con il regime carcerario e chiedono che la sua pena venga differita o che il detenuto venga spostato agli arresti domiciliari. Infine, ferma restano "l'altissima pericolosità" e l'indiscusso spessore criminale" il tribunale non ha chiarito "come tale pericolosità "possa e debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico". Secondo la Suprema Corte, nel motivare il provvedimento di diniego, non si è infatti tenuto conto del "complessivo stato morboso del detenuto e delle sue condizioni generali di scadimento fisico". La Cassazione ritiene che non emergono dalla decisione del giudice di Bologna le motivazioni per le quali si è giunti alla decisione di ritenere compatibile con il senso di un umanità della pena "il mantenimento il carcere, in luogo della detenzione domiciliare, di un soggetto ultraottantenne affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa", che non riesce a stare seduto ed è esposto "in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili".

Si viene così a dichiarare "l'esistenza di un diritto di morire dignitosamente" che deve essere assicurato al detenuto.

Totò Riina ha diritto a una morte dignitosa.

A giudizio della Suprema Corte, la valutazione del Tribunale di sorveglianza è "carente e, in alcuni tratti, contraddittoria" e impone di riesaminare la richiesta, allo scopo di "attualizzare" le valutazioni sia della pericolosità sia della compatibilità della detenzione in carcere con il senso di umanità della pena. La Corte di Cassazione lunedì 5 giugno ha pubblicato una sentenza sulle condizioni di detenzione di Salvatore "Totò" Riina, boss mafioso che dal 1992 è stato condannato a diversi ergastoli, arrestato nel 1993 dopo una lunga latitanza e in carcere da 24 anni. Non fa eccezione Toto Riina, al quale è giusto assicurare tutte le cure necessarie in carcere e, se occorre, in ospedale, affinché la detenzione non aggravi le sue condizioni di salute.

Esiste un "diritto a morire dignitosamente" che va assicurato al detenuto, afferma la Cassazione.

Ricordiamo che tale richiesta è sempre stata rifiutata fino ad oggi.

Il prossimo 7 luglio nell'udienza fissata il Tribunale di sorveglianza di Bologna dovrà pronunciarsi nuovamente sul caso e, in caso di nuova respinta, motivare secondo le indicazioni della Cassazione. In altre parole non era più lui ad essere un pericolo per gli altri ma lui ad essere potenziale vittima per scopi dichiarati o meno.

Il Procuratore, in un'intervista al Corriere della Sera, aggiunge che ci sono le prove per dire che il vecchio boss sia ancora il capo di Cosa Nostra.



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